lunedì

4 novembre 2507 | Corona

Comunque sei bravo.





– Comunque sei bravo.
– Uh?
Ilias scosta lo strumento dalle labbra e solleva il mento, cercando Rosie con un'occhiata in tralice piuttosto interrogativa.
Lei gli sorride ed accenna col mento all'armonica stretta fra le dita del ragazzo.
– Sei diventato bravo.
Ilias insegue lo sguardo fino al mattoncino di metallo forato, rigirandoselo tra le dita con una smorfia vagamente animalesca e non proprio soddisfatta.
– Grazie.
Si raddrizza sulla panca di legno e torce il collo in cerca di Ilich, addormentato a terra con la schiena poggiata contro la colonna del gazebo piantato al centro dell'opulento orto botanico di Cloverfield. Il lago privato non è lontano, spira verso di loro un vento fresco che porta con sé, quasi impercettibile, un vago odore di cloro.
Rosie allunga una mano per accarezzare distrattamente la testa del Vocruen minore, spingendolo nel sonno a raggomitolarsi meglio contro il pilastro in vetrocemento, che rende tutta la struttura simile ad un irreale blocco d'acqua.
Rosie sorride, ritraendo le dita per iniettarle nella massa voluminosa e siderale dei suoi capelli biondissimi.

Rosie Cavanaugh si occupa del giardino, vale a dire centinaia di acri di piantagioni medicinali e non, che fanno di Greenfield la tenuta con l'orto botanico più vasto di tutta Corona.
Rosie non è una giardiniera, naturalmente. C'è un vastissimo staff alle sue dipendenze, mentre le sue competenze sono a metà tra quelle di un biologo ed un architetto.


E poi è bella, in un modo particolare e asimmetrico.

Ilias ed Ilich non fanno che accampare scuse per passare del tempo con lei e, la notte, fantasticano sotto le coperte di seni nudi e capelli biondissimi sparpagliati sul cuscino.

Rosie Cavanaugh ha ventiquattro anni ed è vedova di un uomo buono.

Leggera, scivola a sedere accanto a Ilias e gli posa un bacio morbido sulle labbra.

– Dovresti riportare in casa tuo fratello.