domenica

22 luglio 2514 | Corona

Il sole che inonda le finestre dell'edificio centrale di Cloverfield colpisce gli occhi azzurri di Gordian Vocruen, rendendoli quasi trasparenti, quando abbassa il giornale con un gesto secco.
Lo sguardo scava un solco di disagio tra le sopracciglia curate di Zhuan Feng, improvvisamente lieto che ci siano anni luce di distanza e l'impianto video dell'holochiamata a separarli.
– Come sarebbe a dire "un ammanco"?
Anche se arrochita dal peso dell'età, la voce di Gordian Vocruen è ancora capace di colare lungo la schiena del suo interlocutore come una leccata gelida, quand'è alterato.
Ovviamente non c'è nulla di alterato nel modo in cui se ne sta accomodato nella poltrona del proprio ufficio con la copia cartacea del Corona Herald abbandonata sulle gambe accavallate.
Coroniani.
Talmente ricchi da potersi permettere di sprecare carta biologica per stampare il loro inutile quotidiano sportivo locale.
Zhuan sospira, sollevando una mano per appiattire, con la punta delle dita, le rughe d'espressione accavallate all'attaccatura del naso. Deve respirare e mantenere la calma.
– Sembra che al suo conto privato siano stati sottratti un milione e cinquecentomila dollari.
Delle labbra sottili di Gordian Vocruen non resta che una linea retta, sbavata dal solco delle rughe che gli percorrono la pelle slavata.
– Quando.
Zhuan deglutisce, esasperato dalla maniera in cui quegli occhi lo guardano fisso, come se volessero scavargli la carne e sottrarre le risposte che cerca direttamente al suo cervello.
Scosta dalla fronte una ciocca nera, liscissima, sfuggita alla lunga treccia ordinata che gli scivola lungo la schiena.
– L'ammanco risale alla metà di maggio, ma i tecnici della Corellian Bank si sono accorti solo ieri, durante un controllo di routine, del malware che impediva alle macchine di rilevarlo.
Il Macellaio di Corona rilassa la postura, irrigidita contro lo schienale, per tendere appena la schiena verso l'impianto video che proietta l'immagine tridimensionale del consulente finanziario sul pavimento della stanza, come se l'orientale fosse in piedi dall'altra parte della scrivania. Solo il profilo dei suoi abiti corer dal gusto impeccabile, cuciti addosso alla sagoma affusolata di Zhuan Feng, sfarfallano debolmente a causa della distanza coperta dal segnale.
– Come.
Scandisce lentamente, fissando Zhuan come se potesse farlo esplodere dall'interno.
Non fosse abituato al rigore assoluto, il sudore freddo che gli rende umida la schiena sotto la camicia coreana gli avrebbe già reso madida e lucente la pelle olivastra del viso affilato.
– Sembra ...
E' costretto ad umettare le labbra prima di proseguire.
– ... che l'hacker fosse a conoscenza di alcuni codici d'accesso riservati. Sembrerebbe un lavoro dall'inter--
– Impossibile.
Non c'è inflessione nella voce asciutta di Gordian Vocruen, che ha dismesso qualsiasi espressione e raddrizzato la schiena per assumere, con la disinvoltura propria di chi non ha mai chinato la testa in vita sua, un'espressione altera che mette a dura prova i nervi di Zhuan Feng.
– Ma, mr Vocruen ...
– Sono molto impegnato, mr Fheng. Mi terrà aggiornato.
Poi, gli chiude la comunicazione in faccia.