domenica

14 giugno 2504 | Corona

Il giardino di Cloverfield è inondato dal sole, la facciata bianca della futuristica villa coloniale brilla di raggi riflessi. Gordian è seduto su una sedia in veranda, l'hologiornale aperto alla pagina economica e la pipa, spenta, stretta fra i denti.
Clarissa spalanca la porta-finestra e si fionda fuori, piroettando davanti al marito in un tripudio di gonne e ricami oro su rosso.
– Come sto?
Civetta, allungando una mano per sistemare le ciocche bionde raccolte in un'acconciatura elaborata.
E' una bella donna che ha superato da poco i trenta, deliziosamente affusolata nell'abito cinese da cocktail, ma Gordian solleva a malapena lo sguardo dal foglio elettronico e le dedica un'occhiata vuota.
– Sei bellissima, mia cara.
La voce di Gordian Vocruen richiama l'azzurro dei suoi occhi, gelido e trasparente come una sorgente di montagna, ma Clarissa non ne sembra particolarmente turbata. Piega le labbra imbellettate in un sorriso tumido e pizzica gli orli della gonna per esibirsi in una delicata riverenza.
– La ringrazio, mr Vocruen.
Abbozza un sorriso malizioso, poi si raddrizza di scatto e volta la testa verso il cancello della tenuta, facendo ballare l'acconciatura: le bacchette di legno infilate tra i capelli sono quasi anacronistiche sullo sfondo del portico di cemento bianco e vetrate scure, schermate ai raggi UVA, che non si faranno limpide e trasparenti fino al tramonto.
– Sono in ritardo per il ricevimento di Martha Rothko.
Gordian le concede un sorriso mite, che ammorbidisce la durezza dello sguardo senza riuscire ad intaccarlo del tutto.
– Gli ospiti importanti si fanno sempre attendere, cara.
Clarissa gli rivolge un sorriso radioso, ma sporco di un vago retrogusto sardonico: sa che è una bugia detta solo per blandirla. Gordian Vocruen destesta la mancanza di puntualità.
– Ci vediamo a cena, caro.
– A più tardi.
Gli schiocca un bacio a mezz'aria e sgambetta verso il cancello principale dove Horatio, in livrea impeccabile sotto il sole cocente, l'aspetta con la portiera aperta.
Gordian non la segue con lo sguardo, scrociando le gambe per accavallarle pigramente nel senso opposto prima di tornare alla lettura.


Clarissa Vocruen, 14 giugno 2504,
Cloverfield (Corona)



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Dietro la casa, oltre le stalle ed il bosco privato, ammucchiati a ridosso di uno dei cancelli secondari della tenuta ci sono due ragazzini ossuti intenti a godersi l'ora d'aria giornaliera.
– Trotter, sta' buono per Dio!
– Shhh, ma sei scemo? Abbassa la voce ... se no ci sente qualcuno.
Trotter è un setter irlandese di otto mesi che scondinzola e si dimena, cercando di mordere giocosamente le mani che lo trattengono.
– Merda, tienilo fermo ...
Ilias è a torso nudo, le scapole sporgenti cotte dal sole e la pelle madida di sudore, impegnato a tenere fermo il muso del cane infilato tra le sbarre del cancello mentre Ilich, da dietro, spinge per cercare di farcelo passare attraverso.
– Si è inca-- strato, cazzo.
Ilias torce il collo, spazientito, per occhieggiare le spalle minute del fratello e grugnire.
– Un'altra spinta, dai, pappamolle.
Trotter è veramente incastrato. Smette di scodinzolare all'improvviso e guaisce, dimenandosi a strattoni convulsi e piantando i denti nella mano di Ilias, che ringhia una bestemmia sommessa ma non lascia la presa.
Poi, "pop", i fianchi del cane scivolano tra le sbarre strette ed Ilich incespica in avanti, finendo addosso al fratello ed urtandogli la spalla con il mento.
– Cazzo. Cazzo è passato. ... Via, Trotter, vattene! Corri!
Ilias si sbraccia, ma il setter si volta ed infila il muso tra le sbarre per cercare di rientrare. Ilich si raddrizza e striscia più in là, raccogliendo da terra qualche sassolino da tirare al cane: sono piccoli grumi di terra secca che rimbalzano sul muso di Trotter senza infastidirlo abbastanza da cacciarlo via.
– Stupido cane, vattene. Scappa, cazzo! 
– Devi andartene. Non ti-- non ti vogliamo, qui. Va' via!
 Il cane guarda i due mocciosi che agitano le braccia con aria allegra, senza capire una parola. A un tratto, però, qualcosa lo spinge a drizzare le orecchie e torcere il muso dietro le spalle. Rimane immobile per una manciata di secondi, durante i quali sia Ilias che Ilich trattengono il fiato, e poi si gira del tutto per allontanarsi, trottando veloce, all'inseguimento di chissà cosa.
– Se n'è andato ...
Ilias fissa la sagoma di Trotter che sparisce fra i cespugli ad occhi sgranati, come ipnotizzato.
E' la vocetta acuta di Ilich che esulta a riscuoterlo, spingendolo a tappargli bruscamente la bocca con una mano.
– Shh, cretino. Vuoi farci beccare?
Il moccioso scuote la testa, abbassando lo sguardo sulla mano del fratello maggiore quando gli libera la bocca.
– Il, stai sanguinando!
Stavolta lo bisbiglia concitatamente, rovesciandogli addosso due occhi sgranati, pieni di paura. Ilias butta uno sguardo alla ferita aperta, dai denti del cane, nell'incavo tra pollice e indice della mano destra. Se la porta alle labbra e succhia via il sangue, disinfettandola sommariamente con la saliva.
– Dirò che mi hai morso mentre litigavamo.
Per qualche motivo, l'ipotesi fa scoppiare entrambi a ridere mentre si accasciano sull'erba, stremati dalla tensione, dalla fatica e dal caldo.
Il "bip bip" insistente del cortex li fa schizzare in piedi dopo neanche un paio di minuti.

Cazzo, ci sta cercando.


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15 giugno
 
Sono le sette del mattino, Ilias ed Ilich si scambiano occhiate continue alle due estremità del tavolo, nascondendo sorrisi complici dietro le frittelle impilate sul piatto.
Clarissa si muove freneticamente per la casa, avvolta in una nube di profumo di orchidea, in cerca del cappello di paglia da indossare per il brunch dei Coxville.
Gordian appoggia il tech reader accanto alla tazza di caffé fumante, alzando lo sguardo sui figli con una placida schiarita di voce. 
– Stamattina, Bob Thornton ha trovato un cane che vagava intorno alla tenuta. Cercando un modo per entrare.
Il sorriso sparisce dalle facce dei due Vocruen nello stesso istante, mentre sollevano il mento e voltano la faccia verso Gordian, incontrando l'ostacolo insormontabile della sua espressione vuota.
La pallida imitazione di un sorriso gli piega distrattamente le labbra, ma è un sorriso che non intacca minimamente lo sguardo.
– A quanto pare si tratta del nostro cane.
Ilias incrocia l'occhiata del padre e, sebbene sotto il tavolo nasconda fra le gambe la mano bendata, sa, in quel preciso momento, che Gordian ha capito chi è stato a far uscire Trotter dalla tenuta.
Dall'altra parte del tavolo, Ilich si morde il labbro inferiore fino a sentire in bocca il sapore del sangue per evitare che gli occhi gli si riempiano di lacrime. Allontana da sé il piatto di frittelle.
– Io non ... ho più fame.
Gordian gli sorride, blandendolo con un cenno delle dita scarne e affusolate.
– Non stai bene, Ilich? Torna pure in camera tua a riposare.
I suoi occhi azzurri inchiodano Ilias contro lo schienale della sedia.
– Nel pomeriggio faremo un po' di pratica anatomica.